Dott.ssa Losio sull’educazione

Intervento dott.sa Losio – primo incontro 26 marzo 2009 – parte introduttiva

La dottoressa Losio ha iniziato il proprio intervento sottolineando come la relazione con i figli sia sempre importante, anche quando non lo sembra, vedi il caso dei figli adolescenti. Più il figlio cresce, più la figura paterna assume importanza nel progressivo sviluppo dell’autonomia personale.

I bambini già a tre anni compiono un primo salto importante fuori dalla famiglia andando all’asilo. Se la relazione con i genitori è stata positiva, il bambino acquisirà alcuni elementi base che gli permetteranno di iniziare a strutturare un proprio “mondo interno”. Le figure genitoriali vengono interiorizzate e sganciate dalla realtà, in modo da poterle richiamare dentro di sé nei momenti di nostalgia o tristezza.

Questo meccanismo di introiezione (ovvero “mettere dentro”), accanto ad altri quali l’identificazione e la proiezione, sono basilari per lo sviluppo del bambino anche nel periodo della scuola elementare. A differenza dell’asilo, dove l’apprendimento avviene in una dimensione prevalentemente ludica e fiabesca, negli anni della scuola elementare il bambino impara a classificare il mondo in termini logici (prima/dopo; sopra/sotto; alto/basso; inizio/fine; grande/piccolo, ecc.). L’esperienza della scuola elementare mira soprattutto a insegnare una modalità organizzata di relazione con la realtà. Per questo, in genere, i ragazzi a questa età si appassionano a giochi con regole precise, anche se complicate (l’apprendimento a 360°, in genere, è gradito!).

Un’altra esperienza radicalmente nuova per il bambino che inizia a frequentare la scuola elementare è quella di essere valutato per le cose che fa. Ecco perché i bambini, a questa età, hanno bisogno di sentirsi “bravi” e di sentire che le cose che loro hanno da fare sono importanti e considerate. Può accadere che i ragazzi vivano una pressione psicologica rispetto alla loro adeguatezza che li può portare a sviluppare piccole fobie o tic: se questi comportamenti si risolvono in un paio di settimane, tutto rientra nella normalità; altrimenti quei comportamenti potrebbero essere indice di una difficoltà inespressa che va approfondita con delicatezza, attraverso l’aiuto di uno specialista.

Bisogna considerare che i bambini di questa età non riescono ad elaborare, simbolizzare e comunicare le cose che vivono come potrebbe fare un adulto: l’investimento verso le figure di riferimento importanti (i genitori, i maestri di scuola, i nonni, al limite qualche allenatore sportivo…) viene fatto con una sorta di “atto di fede”, senza un’elaborazione interna consapevole. Per questo è importante non dare niente per scontato, ascoltare i bambini, chiedere loro come vanno le cose, senza assillarli ma prendendosi il tempo e mostrando autentico interesse verso ciò che ci dicono.

Avere un adulto attento e in ascolto accanto permette ai bambini di introiettare comportamenti e atteggiamenti positivi che andranno a formare il loro sistema di autoregolazione interno. Fare i compiti a casa è una situazione è una tipica situazione dove questo processo evolutivo si va a sviluppare: se i bambini chiedono di poter fare le cose da soli, è bene lasciarli provare e poi vedere le cose assieme; ma per i ragazzi che si distraggono facilmente è fondamentale la presenza di un adulto capace di creare un clima sereno, nel quale decidere assieme come organizzare il lavoro, ascoltare le eventuali preoccupazioni, stabilire i tempi, le eventuali pause, le ricompense, ecc. In questo modo sarà più facile che il bambino interiorizzi un immagine del tipo: “anche se è difficile ce la posso fare, se mi organizzo bene, mi impegno e provo” piuttosto che “sono sempre il solito stupido, non mi piace questa cosa e poi non sono capace di farla…”.

 

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